In breve: il codice di comportamento dei dipendenti pubblici è il DPR 62/2013, aggiornato dal DPR 81/2023 con le regole su strumenti informatici e social media. Fissa i doveri minimi di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta: niente regali oltre il modico valore (circa 150 €), obbligo di segnalare i conflitti di interessi e di astenersi, cautela sui social. Ogni amministrazione lo integra con un proprio codice. Le violazioni hanno conseguenze disciplinari.
Cos’è e a chi si applica
Il codice attua l’art. 54 del D.Lgs. 165/2001 e vale per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni con rapporto di lavoro «privatizzato»: ministeri, scuola, sanità, enti locali, agenzie. Per il personale in regime di diritto pubblico, come forze armate, forze di polizia e magistrati, le sue norme valgono come principi, in quanto compatibili con i rispettivi ordinamenti. Le amministrazioni lo estendono anche a collaboratori, consulenti e personale delle imprese fornitrici.
Ogni ente adotta poi un codice di comportamento integrativo, che può essere più severo: per esempio abbassare il limite dei regali fino a vietarli del tutto. Il codice va consegnato e firmato al momento dell’assunzione e pubblicato sul sito dell’amministrazione.
Le regole principali

| Tema | Cosa prevede | Articolo |
|---|---|---|
| Regali e utilità | Non si chiedono né sollecitano. Si accettano solo regali d’uso di modico valore, occasionali e di cortesia, fino a circa 150 € anche sotto forma di sconto. Quelli non consentiti vanno messi a disposizione dell’amministrazione. | Art. 4 |
| Interessi finanziari e conflitti | All’assegnazione all’ufficio si comunicano per iscritto le collaborazioni retribuite con privati degli ultimi tre anni. Ci si astiene in caso di conflitto, anche potenziale. | Art. 6 |
| Obbligo di astensione | Astensione da decisioni che coinvolgono interessi propri, di familiari, conviventi, frequentazioni abituali o soggetti con cui ci sono rapporti di credito o debito significativi. Decide il responsabile dell’ufficio. | Art. 7 |
| Rapporti privati | Non si usa né si menziona la propria posizione per ottenere vantaggi non dovuti. | Art. 10 |
| Comportamento in servizio | Non si ritardano le pratiche né si scaricano su altri; permessi usati secondo legge e contratti; mezzi e attrezzature solo per ragioni d’ufficio. | Art. 11 |
| Strumenti informatici | Account istituzionali solo per lavoro; email personali di norma escluse per il servizio; uso breve degli strumenti d’ufficio per incombenze personali consentito senza pregiudizio per il lavoro. | Art. 11-bis |
| Social media | Opinioni personali non attribuibili all’ente; nessun commento che nuoccia al prestigio dell’amministrazione; niente comunicazioni di servizio in conversazioni pubbliche; divieto di diffondere documenti d’ufficio. | Art. 11-ter |
| Rapporti con il pubblico | Badge visibile, cortesia, risposte complete, ordine cronologico delle pratiche, nessuna dichiarazione pubblica offensiva verso l’amministrazione. | Art. 12 |
| Dirigenti | Comunicano partecipazioni e interessi finanziari e la situazione patrimoniale; comportamento esemplare verso colleghi e collaboratori. | Art. 13 |
Social media e strumenti digitali: cosa è cambiato nel 2023
Il DPR 81/2023 ha aggiunto due articoli. L’11-bis regola posta elettronica e dispositivi: gli account dell’ufficio servono solo al lavoro e ogni email di servizio deve identificare il mittente con un recapito istituzionale. L’11-ter riguarda i social: si può esprimere la propria opinione, ma senza farla sembrare quella dell’ente e senza commenti che danneggino l’immagine dell’amministrazione o della PA in generale. Le amministrazioni possono adottare una «social media policy» graduata in base al ruolo del dipendente.
Cosa succede se si viola il codice
La violazione è contraria ai doveri d’ufficio e comporta responsabilità disciplinare, accertata con il procedimento disciplinare e graduata secondo gravità e danno all’immagine dell’ente. Nei casi più gravi sono possibili anche sanzioni espulsive: per esempio regali di valore non modico legati a un atto d’ufficio, o recidiva nei conflitti di interessi. Restano ferme le eventuali responsabilità penali, civili e contabili. Vigilano i dirigenti e l’ufficio procedimenti disciplinari.
Codice di comportamento, debiti e prestiti
Avere un prestito, una cessione del quinto o una delega di pagamento non è in contrasto con il codice: sono strumenti previsti dalla legge per i dipendenti pubblici, con la rata trattenuta in busta paga. Il codice chiede però di astenersi se un rapporto di credito o debito significativo riguarda un soggetto coinvolto nelle pratiche che si trattano, per esempio un fornitore o un utente dell’ufficio. In quel caso va segnalato al responsabile, che decide sull’astensione. Come funzionano le trattenute: cessione del quinto per dipendenti pubblici e delegazione di pagamento.
Domande frequenti
Qual è il codice di comportamento dei dipendenti pubblici?
È il DPR 16 aprile 2013, n. 62, modificato dal DPR 13 giugno 2023, n. 81, integrato dal codice di ogni amministrazione.
Un dipendente pubblico può accettare regali?
Solo regali d’uso di modico valore, occasionali e di cortesia: in via orientativa fino a 150 €. Il codice del proprio ente può fissare un limite più basso o vietarli.
Cosa dice il codice sui social?
Il dipendente deve evitare che le sue opinioni siano attribuite all’amministrazione e astenersi da commenti che ne danneggino il prestigio o l’immagine.
Il codice vale anche per militari e forze di polizia?
Sì, come principi di comportamento, in quanto compatibili con i loro ordinamenti, che hanno anche regole disciplinari proprie.
Cosa si rischia violando il codice?
Una sanzione disciplinare proporzionata alla gravità; nei casi più gravi anche il licenziamento.
Approfondimenti
Fonti
- DPR 16 aprile 2013, n. 62 – Codice di comportamento dei dipendenti pubblici (testo vigente su Normattiva, con le modifiche del DPR 81/2023)
- DPR 62/2013, art. 2 (ambito di applicazione)
- DPR 62/2013, art. 4 (regali, limite orientativo di 150 €)
- DPR 62/2013, art. 11-ter (social media)
- DPR 62/2013, art. 16 (responsabilità disciplinare)
